Donna mediatrice tra cielo e terra

L’antro della Sibilla e le sue sette sorelle.Un libro di Giuliana Poli. Non si sentivano affatto in competizione con gli uomini ed anzi, in un certo senso ne pretendevano la complicità. Certo parliamo di un’epoca assai remota e di donne piuttosto particolari. Tempi lontani da quelli inquieti che viviamo oggi, in cui a fianco alle donne stuprate e umiliate, ci sono donne che si esibiscono in lustrini e, attenzione, ne vanno fiere! Ci sono oggi donne che si indignano per questo e si sentono offese, altre invece che piangono in silenzio. Eppure c’è stato un tempo in cui vivevano donne totalmente consapevoli della loro spiritualità che caratterizzava il femminino sacro, mai legato all’essere madre o sposa, ma essere magico e superiore in quanto tale. Ce lo racconta Giuliana Poli ne “L’antro della Sibilla e le sue sette sorelle” (Controcorrente Ed., 2008); uno studio sul mito della Regina Sibilla e la misterica geografia dei monti dell’entroterra ascolano. La ricerca è condotta con piglio antropologico, rivolta alle misteriose storie e alle tradizioni orali raccolte sul campo. La verità mitologica della Sibilla Appenninica, ci racconta un’epoca in cui la donna era onorata sopra ogni altra cosa e la libertà femminile corrispondeva ad un’armonia senza contrasti o dipendenze dall’uomo. Le donne in una straordinaria complicità capivano il trascendere della vita umana per sentire anche nell’eros la propria femminilità più potente. Nella civiltà primordiale l’uomo riconosceva la spiritualità della donna e quindi implicitamente il potere. Ma nell’Italia di oggi, è possibile attualizzare la storia e l’immagine della Sibilla Appenninica? “La Sibilla è mediazione tra corpo e Spirito e attraverso la Sapienza e la Bellezza interiore, rappresenta la completezza”. Ci dice la Poli. “Ma oggi ci sono ancora donne vittime del vecchio sistema, ignare che scendendo a manifestare per l’uguaglianza con l’altro sesso, vengono schiacciate dallo stesso schema maschile che osteggiano. La realtà della natura è che la femmina è diversa dal maschio. Le donne della tradizione, nell’immagine della dea madre antica e potente, vedevano riflessa la propria natura femminile più profonda. Solo osservando la realtà della natura, ritorneremmo a essere noi stessi, ad esistere come vere donne e veri uomini, esseri unici e irripetibili, puri, perché la purezza è la vera libertà”. Un controcanto certamente originale rispetto ai cori che sentiamo in questi giorni. E sono parole di donna. Anche queste.

di NICOLA BULTRINI
Eppure c’è stato un tempo in cui le donne non avevano nulla da rivendicare.