Coerenza e incoerenza: vite parallele

Alla luce di quanto avvenuto in quest’ultima campagna elettorale amministrativa – ma, come “esempio di scuola” che vale anche per la politica in generale… – ho pensato fosse doveroso soffermarsi a riflettere sul significato ed il senso della parola coerenza. E senza, per questo, essere affetta da una sorte di sindrome “patica”, votata al dolore, ho creduto opportuno ed importante approfondire la differenza che intercorre tra l’essere se stessi e l’essere coerenti con il proprio ego ed anche con gli altri. A maggior ragione, questo tipo di ragionamento dovrebbe valere per i politici. Per coloro, cioè, che dovrebbero rappresentarci, fare i nostri interessi, tutelarci dalle ingiustizie, preservare il nostro ben vivere e la nostra salute.

E’ vero che ogni uomo è uno, nessuno, centomila. Qualcuno, in sintesi, che ha molteplici desideri, progetti, spesso anche antitetici con la ragione personale, con la propria razionalità, con ciò che la collettività si aspetta dalla nostra persona o dal nostro ruolo sociale. Spesso, quindi, la coerenza rappresenta un sacrificio, un dolore per la propria persona e per la propria famiglia, poiché ad una dichiarazione proclamata, dovrebbe sempre fare seguito la realizzazione di quel “detto”, in un’azione. Essere coerenti, dunque, non è sempre rimanere fedeli a se stessi, ma soprattutto a ciò che si dice, agli ideali conclamati. E poi, non si può dare ragione a tutti, essere coerenti con tutti, poiché in quel modo, si rischia di scontentare tutti… In politica, infatti, l’incoerenza non paga. E la non coerenza è l’aspetto formale che salta subito agli occhi del cittadino-osservatore, ma sarebbe comunque opportuno fare attenzione ai suoi vari livelli. L’incoerenza che sembra manifestatamene fragrante, come quella di Scilipoti, di fatto è solo apparente, in quanto il personaggio in questione resta comunque ancorato alle sue idee di sempre, continua a portare avanti le medesime battaglie che precedentemente era convinto di potere combattere sotto l’egida dell’Italia dei Valori (IdV), e ne sottolineo il nome. In quel nome, infatti, si parla d’Italia e si parla di Valori. Questo presuppone una via patriottica, una scelta italiana che rispetta la nostra cultura, la nostra tradizione e i valori che vi sono connessi o correlati. Ora, se quell’ “Italia dei Valori”, si sposta politicamente o ideologicamente, e tende a collocarsi a sinistra dello scacchiere politico che, come sappiamo, è tutto meno che nazionalista, un uomo che è patriota, che fa del pensiero di Ezra Pound uno stile di vita, come potrebbe continuare a rimanere con coloro che, come si evince dalla loro vulgate, tendono in realtà ad identificarsi con lo slogan “proletari di tutto il mondo unitevi”(e si fa per dire, poveri proletari abbandonati); oppure, con coloro che, in diniego e contraddizione con ogni senso di civile appartenenza o di semplice buonsenso, preferiscono identificarsi con gli immigrati Rom o invitano idealmente (e fisicamente?) i Musulmani dell’intera area mediterranea ad installarsi sul nostro territorio? E’ vero che il senso della fratellanza non è negoziabile, ma l’Amore universale, a cui tutti dovrebbero inspirarsi, ha un senso se si sviluppa su un piano ben più alto, con mutua e vicendevole congruenza e reciprocità. E che dire, infine, della frase gridata a viva voce a Piazza Duomo: “Abbiamo espugnato Milano”… A nulla valgono le successive e formali scuse verso i milanesi che, come sappiamo, tanto “scemi non sono”. Quella frase, infatti, non è passata per le vie della razionalità, della diplomazia del dire “politichese”, ma è scaturita dal più profondo ed inconsulto istinto primario, da un momento di esultanza incontrollata che, altro non sono che gli elementi cardine della nostra più reale essenza. Capisco l’enfasi della sinistra vittoriosa, ma forse la coerenza bisognerebbe cercare di perseguirla sempre. Cosa dovrebbero pensare i poveri milanesi che hanno punito la Moratti e la sua caduta di stile nei confronti di Pisapia, per poi sentirsi dire di essere stati “espugnati”… E che dire delle “belle parole” che i “capi” dei Sindacati italiani hanno proferito ai poveri cittadini di Marsala! Nel fatidico 1 Maggio 2011, quando si sentirono affermare: “In Italia, c’è molta, troppa disoccupazione”… E subito dopo: “Occorre accogliere i migranti, dare loro un lavoro e la cittadinanza italiana”. Domanda ai “geni” dei nostri Sindacati: Se non c’è lavoro per gli italiani, come si potrebbe riuscire ad offrire e ad assicurare un lavoro ed una dignitosa accoglienza all’Oceano di povertà e di disperazione che esiste in Africa, Asia e nel mondo intero? Altri tipi di incoerenze, invece, sono quelle che scaturiscono da “costrizioni” o “imposizioni” esterne. Inutile nasconderci dietro ad un dito. Come si fa, infatti, a dichiarare che non si useranno mai le armi contro la Libia e, due giorni dopo, inviare i nostri caccia a bombardare quel Paese con bombe cosiddette “intelligenti”? Come mai una persona notoriamente quadrata e coerente, un imprenditore intelligente, capace e competente, tutto ad un tratto, in politica estera, diventa incoerente? E se fosse per le stesse identiche ragioni di un D’Alema, della sinistra che da sempre sbandiera pacifismo, ma poi si affrettò a far sganciare anch’essa bombe “intelligenti” sulla ex Iugoslavia? Gli Italiani sono un popolo buono. Le troppe e secolari dominazioni straniere, lo hanno abituato a “sopportare”. Lo hanno moralmente fiaccato e fisicamente impigrito, ma non reso totalmente imbecille. Come è facile verificarlo, c’è un atteggiamento che l’Italiano medio proprio non tollera: l’incoerenza ufficiale, manovrata da interessi extra-nazionali! Che in Italia, non paga mai. Ed infatti, anche in questa occasione, per l’ennesima volta, non ha pagato!

 

gp