Curi nel suo intervento ha parlato del ritorno del mito delle nostre vere origini e del nostro vero Io

Questa sera abbiamo mescolato un pò le acque e da questo rimescolamento è venuto qualche cosa di vivo

e significativo ed è giusta l’osservazione che lei ha fatto. I passaggi che hanno coinvolto maggiormente il pubblico è la ricchezza e la grande attualità del patrimonio della nostra cultura, della nostra letteratura e filosofia.Ho visto ad esempio che ha lasciato  il segno così come  lo aveva lasciato a me alla prima lettura, questa originale  reinterpretazione del mito della caverna platonica che  viene suggerito da un grande filosofo del ‘900 come Martin Heidegger. In questa nuova rilettura si sottolinea che la vera libertà non consiste nel liberarsi dalle catene, uscire dalla caverna e restarsene da soli a contemplare la  luce del sole perché come sottolinea Heidegger, veramente liberi si diventa solo quando si diviene liberatori degli altri. La libertà coincide con la liberazione e non con una condizione statica.

 

 

 

Mi rendo conto della grandezza di questo pensiero riportato ad oggi, in cui la maggioranza delle persone sono inconsapevoli, cosa bisognerebbe fare per liberare…

 

Credo che il mito della caverna sia di grande attualità e che l’ascolto dei grandi maestri del pensiero occidentale sarebbe un modo anzitutto per acquisire quella consapevolezza della quale c’è la necessità e poi muoversi con slancio a realizzare quello che ci hanno insegnato, che cioè se ciascuno di noi vuole perseguire questo obiettivo a cui tanto teniamo, cioè di essere liberi, dobbiamo capire che non possiamo esserlo da soli, che si può essere veramente liberi soltanto impegnandosi fino anche al rischio della morte così come accade al protagonista del mito della caverna, impegnandosi in un’attività della liberazione degli altri, liberazione da cosa? Liberazione dalla miseria, liberazione dall’ignoranza che è una grande malattia…

 

Ma lei non crede che la ricerca dell’Io si fa da soli?

Si ma non dimentichiamoci che nessuno di noi vive da solo e completamente avulso dal contesto e dal rapporto con gli altri, l’isolamento è sempre relativo, serve per guardarsi dentro, riprendere le forze e ritornare al rapporto con gli altri più forte.

 

Per ritornare al mito, qual è la figura della donna nella filosofia, molti dei grandi pensatori hanno appreso la sapienza da donne…

 

C’è proprio una tradizione del pensiero femminile che finora è stata rimossa e che invece ha una sua indubbia consistenza, una cosa è certa, che il ‘900 vede il prorompere impetuoso di filosofe donne. Si può dire che quasi tutti i più grandi filosofi del ‘900 sono donne e questa è una scoperta , un’affermazione d’identità che deve essere molto importante. Le figure femminili nel mondo antico sono numerose e particolarmente importanti, basti sottolineare un punto, che nel dialogo in cui Platone affronta uno dei temi centrali che è quello dell’Eros, la verità viene rivelata da un personaggio assente, che non partecipa al Simposio, che è Diotima, una sacerdotessa straniera che è quella che tutto sa sull’amore ed è quella che ha rivelato a Socrate la verità sull’amore e non dimentichiamo che nel mondo antico, tutte coloro  che erano dotate della prerogativa di leggere il futuro erano donne e questo dimostra che solo la donna ha la lungimiranza necessaria per conoscere il futuro. La Sibilla ha una complessità che và oltre il maschile, una complessità che a volte inquieta.

 

Lei ha parlato molto di ragione, dell’importanza del logos, il suo sguardo è lucido ma nasconde una gran passione. La piacevolezza, la passione, va dominata o no?

 

No, perché è la fonte alla quale attingiamo anche la nostra capacità di ragionamento. È un errore pensare che si ragioni meglio in una maniera apatica e cioè senza pathos, senza passione. Perché è quello il fondo dal quale traiamo le nostre risorse, lo stimolo, l’energia anche per poter pensare.

 

 

Stefano Benni a proposito della passione, la nostra è una società senza pathos?

La passione non può essere governata, il limite della passione è la passione stessa, quindi molto spesso la passione non accetta il controllo razionale. La vera passione è un rischio che si deve correre, le passioni sono crudeli, le passioni amorose, politiche. Non si può entrare in una situazione passionale e dire mi andrà bene. E’ un’avventura, potrebbe anche finir male. Il sentimento è diverso. Le passioni sono rovinose spesso, mi riferisco per esempio alla storia di Lolita, crudele che finisce non bene e quindi è una passione vera. Sto facendo un profondo studio su Nabokov, passione e profondità.

 

Stefano Benni ed il suo rapporto con gli elementi naturali a proposito di passione

 

Il filosofo Bachelard ha scritto cose molto belle sull’acqua, banale dire che sono legato al mare che io vedo come l’immaginazione, il principio più evocativo, pensiamo a tutto ciò che hanno scritto sulle avventure di mare, in fondo la fantascienza sono i viaggi nel mare perché sono degli spazi che noi non conosciamo. Il mare è ciò di cui noi non vediamo la fine.